Ricordi

Prima che iniziassi a tagliarmi, prima che mio padre iniziasse a buttarmi a terra e a calpestarmi lo stomaco rischiando di rompermi le costole, la mia famiglia aveva l’abitudine di andare in campagna a trovare i nonni.
I nonni avevano campi coltivati, vigneti, frutteti, galline per le uova e conigli. Ogni domenica si mangiava il coniglio.
Mio nonno la domenica mattina mi portava sull’orto facendomi scegliere il coniglio che preferivo accarezzare. Me lo prendeva, me lo metteva sulle ginocchia e lo coccolavo per tanto tempo. Quando finalmente mi ero annoiata di accarezzarlo, lo ridavo a mio nonno.
Gli bloccava le zampette posteriori tra le ginocchia, con la mano sinistra gli teneva quelle anteriori e con la destra lo sgozzava. Rimanevano in quella posizione finché il sangue non fuoriusciva totalmente e il coniglio smetteva di dimenarsi per il dolore.
Lo appendeva a testa in giù, le zampe divaricate. Cinque incisioni circolari, una ad ogni zampina, proprio sulla parte finale, direi “intorno alle mani” e una intorno al collo. Tirava con forza finche la pelle gli rimaneva in mano e il coniglietto appariva rosa e sanguinolente. Un ultimo colpo di coltello, il mio preferito, dai genitali alla testa e le budella si mostravano in tutta la loro complessità. Come in un rito mio nonno staccava gli organi ad uno ad uno, sempre nello stesso ordine, scartando quelli da gettare e ponendo quelli commestibili in una piccola vecchia pentola.

Come già ho spiegato nel primo post, non usavo giocare con le bambole, ma solo con la fantasia.
Fantasticavo di essere legata e squartata. Desideravo che mi estraessero le budella ad una ad una come facevano con il coniglio. Io però non morivo. Assaporavo tutto il dolore che ero in grado di provare. Era un’eccitazione quasi erotica, benché fossi troppo piccola per avere stimoli sessuali; ero alle elementari, forse anche più piccola.

Perché una bambina di sei anni ha certi desideri?

Non lo so, ma almeno non sorprendetevi se mangio carne così raramente.

2 commenti:

    (...avrei voluto lasciare a questo post un commento molto prima, ma...accidenti mi sono accorta in ritardo che ero...in ritardo per l'appunto)

    Quanto fanno male queste parole sai?... dure e fredde come quel coltello che parola dopo parola vedevo come qualcosa o qualcuno lo stesse ancora brandendo vivido e fiero nei ricordi.
    Pensa, al contarrio dei ricordi, qualche giorno fa scrivevo sul mio blog... "Ho solo bisogno di ritrovare il coraggio di non pensare nè *ieri*, nè *domani*
    Afferrare il presente per i capelli, se necessario, e tenermelo dannatamente stretto.

    Vivere il presente è l'unica da fare, l'unico modo per sopravvivere...

     
    On 9 aprile 2010 07:47 Lama ha detto...

    Prenditi il tempo che ti serve, specialmente quello per te stessa.

    Ho bisogno di fare uscire il dolore e guardarlo in faccia. Ho ingoiato troppe volte il passato, i ricordi che segnano il progredire del mio malessere. Una complessa rete di tabù che mi tenevavo con la bocca serrata: "non dirlo", "è un segreto, il tuo segreto", "nessuno dovrà sapere". E' tempo di bruciare i tabù, di ricordare e affrontare. Mi spiace solo che il mio vomito di sofferenza possa turbare chi legge.

     

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